Spiritualitá e Filosofia: perché siamo insoddisfatti

Questa sera vorrei parlarvi di piacere e di felicità, pronti?


Partiamo

Nella maggior parte delle tradizioni spirituali si insegna che sia impossibile sperimentare una felicità duratura tramite i sensi.


Un proverbio buddhista ci dice che cercare la felicità per mezzo della gratificazione sensoriale è come tentare di estinguere la sete bevendo acqua salata.


Eppure se prendiamo in considerazione la vita materialistica di oggi, ci rendiamo conto che le persone si preoccupano soprattutto delle esperienze e gratificazioni sensoriali.


Perchè accade questo?


Abbiamo perso contatto con la nostra dimensione spirituale? Si certamente, ma non solo.


Per prima cosa è importante fare una distinzione. Facciamo un passo indietro.


Stiamo parlando di felicità… ma che cosa è la felicità?


Per definirla ci viene in aiuto il Dalai Lama. Queste le sue parole:


“Parlando di felicità esistono due modi diversi di sperimentarla. Il primo è gustare il piacere con i sensi. Ecco, il sesso, è un’esperienza di questo tipo. Ma possiamo assaporare la felicità anche a un livello più profondo con la mente, attraverso l’amore, la compassione e la generosità. Ciò che caratterizza questa gioia più profonda è il senso di realizzazione che l’accompagna. Mentre la gioia dei sensi è fugace, questa è molto più duratura: è la vera gioia.”

Tutto chiaro?


Fatta questa distinzione, possiamo tornare a ciò che succede oggi nel mondo.


La maggior parte di noi oggi insegue un’illusione. L’illusione che la felicità dipende dall’esterno. Per tantissimi individui l’esperienza della felicità dipende quasi per intero dagli stimoli esterni. Per esempio finchè ascoltiamo musica o mangiamo qualcosa di buono, ci sentiamo felici. Quando questi stimoli cessano, ci si sente annoiati, inquieti e infelici.


E’ possibile vivere in uno stato di felicità duratura (gioia interiore) solo quando essa si manifesta anche a livello mentale e non solo sensoriale. E i modi per sviluppare questa gioia duratura sono molti. Ad esempio, sviluppando un forte senso di attenzione verso il benessere degli altri. Ma non voglio soffermarmi su questo…


Perchè siamo ossessionati da questa ricerca della felicità attraverso i sensi?


Vorrei che trovassimo l’origine o una delle possibili cause di questa ricerca infinita verso una felicità effimera.


E la ho individuata in una scuola di pensiero filosofica greca: l’Edonismo.


La stessa scienza ha dato una definizione all’insoddisfazione causata dal perseguimento del piacere in quanto tale: adattamento edonistico


Che cosa è l’edonismo?


Alla base dell’edonismo vi è la seguente ideologia: il piacere è il bene supremo


L’edonismo, fin dalla nascita della scrittura, nell’arco della storia, ha sempre avuto i suoi cantori. Nell’epopea di Gilgamesh, Siduri, la divinità femminile della fermentazione (dell’alcol) suggerisce:


“Riempiti la pancia, fai baldoria giorno e notte. Lascia che i tuoi giorni siano all’insegna della gioia. Balla e suona giorno e notte… Siano queste le sole preoccupazioni degli uomini”

Con mia grande sorpresa ho scoperto, che anche nella cultura spirituale dell’India Antica, c’era una scuola di pensiero edonistica detta Charvaka.


Sotto molti aspetti, l’edonismo è oggi la filosofia prevalente e rappresenta l’orientamento dominante della nostra cultura degli acquisti compulsivi e dell’iper-produzione.


E’ quindi portatrice di tanta sofferenza tra noi esseri umani e causa di distruzione e super-sfruttamento del nostro pianeta.


Avere la consapevolezza di questo credo sia estremamente importante.


Il secondo passo è smettere di cercarla all’esterno e iniziarla a coltivarla all’interno di noi.


Come?


Un buon passo per iniziare è cominciare a praticare meditazione



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